[2] Da soli si va veloce, ma insieme si va lontano ❤

Le parole sono la droga più potente che conosca; mi hanno affascinata da sempre e, per qualche motivo, nonostante sia più scomodo e “time-consuming”, io devo scrivere sui fogli di carta prima di rendere i miei racconti digitali per tutte voi.


Ma ve le avevo promesse queste parole, quindi anche se la mezzanotte è passata da tre ore ormai, sono qui. Perché ogni promessa è un debito. Perché ci tengo, finalmente, a vuotare il sacco. Perché se siete su questa pagina anche voi, meritate di sapere qualcosa in più sul cambiamento che VD Italy ed io stiamo vivendo insieme, tenendoci per mano.

“Risucchiata”: ecco il primo aggettivo che mi viene in mente, pensando a me stessa in questo momento. I mesi scorsi, luglio e agosto, sono stati folli. No, niente pazzie, tuffi notturni e falò in spiaggia, nessuno dei miei viaggi “più lontano che si può”.

Nulla di tutto ciò. Mentre di tanto in tanto, ma senza perdere troppo tempo, invidiavo i vostri selfie in spiaggia, io ero al lavoro. Non mi lamento, è stata una mia scelta e in totale onestà, sacrificherei spiagge bianche, acque azzurre e tante gradazioni di abbronzatura altre 1000 volte se fosse necessario. Però non raccontatemi che non riuscite a realizzare le vostre idee, perché non si può essere pigri, se si vuol sognare in grande.

Ci si deve sacrificare un po’ all’inizio, ma ne vale la pena quasi sempre. Certe opportunità vanno colte quando bussano alla porta, non rimpiante dopo, quando è tardi e sei abbronzatissima, vero, ma senti di aver perso qualcosa. Mi sono detta “Se salti su un aereo a dicembre, riesci a trovare l’estate in qualche altro posto nel mondo”.

Ma facciamo un passo indietro, forse anche più di uno. Voglio raccontarvi proprio tutto.

Domenica di Aprile. Sole timido, ma ricordo che scaldava bene le mie mani perennemente gelide. Ero a Notting Hill, come sempre, Portobello Road per essere precisi. Brunch con vecchi amici e nuovi – a Londra va sempre così, si diventa amici con poco: alla fine i nomi li ricordi a stento, ma i rari momenti di condivisione, in cui non si lavora, quelli li ricordi bene.

Senza perdermi in chiacchiere, quel posto “Farm Girl”, non era il massimo – belle recensioni, un fantastico vaso di peonie rosa all’ingresso ma un po’ deludente, troppo healthy e dietetico per i miei gusti – ma l’avevo suggerito proprio io quindi… Insomma, passeggiatina breve perché c’era ben poco da digerire per me che preferiscoo eggs benedict e smoked salmon, rispetto all’insalatina con piccoli pezzettini di non-si-capisce-cosa-senza-sapore-ne’-condimento che avevo appena mangiato. Finisco casualmente (ma non troppo casualmente) nel negozietto di quella strana signora che ha avuto il coraggio di vendermi 10 coniglietti peluche diversi in 2 mesi.

Dlin. Un Instagram Direct. Sarà una cliente, mi sono detta. No, non era una cliente. Ma come? – ho pensato. Sono rimasta sorpresa e un po’ confusa. Un mittente diverso dagli altri. Molto diverso. Caspita – mi son detta – lavorano di domenica come me.

Così ho conosciuto L. ma ero molto, molto diffidente. Temevo fossero i soliti noti che provano di tanto in tanto ad estorcere informazioni, qualche segreto di Pulcinella magari, visto che ormai manca solo che sappiano la password della mia mail (hanno già provato a rubarla, ma senza successo) e il mio gruppo sanguigno. Per fortuna non ho fatto il loro gioco: non mi fidavo al 100%, ma in fondo ero curiosa di capire meglio. Ho risposto a quel messaggio così diverso dagli altri.

Ho capito sin da subito che a migliaia di chilometri, parlavo con una persona tenace come me, onesta, preparata. Ambiziosa. Qualcuno con cui impostare un percorso. Qualcuno che voleva di più, che non si accontentava. Così, ho dato una chance a questa chance – perdonate il gioco di parole. Dopo la prima stretta di mano, a luglio, è cominciato un percorso bello, ma al contempo tortuoso.  Difficile. Non per difficoltà evidenti, ma perché non mi ero ancora mai chiesta :”Sei pronta, Vale, per questo?”

Non volevo pormi quella domanda, perché in superficie avevo paura, non mi sentivo “abbastanza”, temevo di deludere le aspettative. Le mie in primo luogo. Poi ero gelosa del “mio brand” e non sopportavo che qualcuno, oltre me, potesse esprimersi al riguardo: era “la MIA piccola creatura da difendere” e volevo mantenere quei piccoli difetti, quella visione per certi versi profana di chi ama ciò che fa, ma non ne è consapevole fino in fondo. Di chi non conosce, per capirci, i nomi dei prodotti e tutti i termini e codici usati nel gergo di settore. Di chi ha trascorso anni a studiare bilanci e formule di matematica finanziaria, non di certo tecniche di saldatura e finitura dei gioielli.

Il primo ostacolo è stato questo: rivedere il mio mindset, aprire uno spiraglio, da cui penetrasse altra luce. ACCETTARE IL CAMBIAMENTO, in 3 parole. ASSECONDARE IL CAMBIAMENTO, in 3 parole ancora più corrette. Una vocina dentro di me continuava a ripetere “Se è andata bene finora, continua così e non complicarti la vita”. Ma un’altra vocina urlava, a squarciagola. La vocina più vera, quella che urla più forte della paura di ciò che non conosci, dell’imprevedibile. Mi diceva: “Vai!”.

Ricordo una notte lunghissima, era l’inizio dell’estate ed ero particolarmente preoccupata per una persona che ho a cuore, I. (perdonate il mio strano modo di indicare le iniziali, datele il nome che volete, un nome è solo un nome e la devo proteggere). Non avevo sonno, così VD Italy mi ha salvata di nuovo e mi ha tenuto compagnìa e in una notte bianca è nata la linea Bridal, ancora più bianca di quella notte, più pura, così carica di “positive ribes”. E, come al solito, non sapendo mantenere il più piccolo segreto, ve l’ho presentata subito, fuori dai denti, senza il minimo di suspence, e non dimenticherò mai il minuto in cui, con mani tremanti (e si vede) di entusiasmo, ho registrato il primo video. Per la prima volta, avevo una collezione vera e propria, completa anche se ancora un po’ acerba.

Wow. La amavo. Un insieme di bijoux omogenei tra loro, ma ognuno con le proprie peculiarità. Con la propria luce, col proprio carattere. Tanto ancora da fare, migliorare e completare, è chiaro, ma quella bozza mi ha resa particolarmente fiera. Dopo giorni duri e bui, ho sussurrato a me stessa “Brava”.

Per la prima volta, i gioielli nascevano dalle mie mani, senza che qualcuno esprimesse il desiderio di acquistarli. Per la prima volta ero io a prevedere ed interpretare i desideri, prima che esistessero. Ho sentito una grande responsabilità. E’ stata la prima vera presa di coscienza di ciò che stava accadendo al mio piccolo ingenuo brand. Forse l’esame opzionale di Management of Fashion Companies non era stato una scelta così malvagia.

Spaventata, un pochino sì, lo ammetto. Ma di quel timore che ti aiuta a far meglio, ad impegnarti, ad aumentare la marcia. Perché l’imperativo è non accontentarsi e non rimandare, mai. Avevo studiato sui libri il valore del network, i casi di successo di brand ben più grandi e forti del mio, che uniscono (per qualche tempo o per molto tempo) i loro destini, i piani di crescita futuri. Caspita, dalla teoria alla realtà c’è un abisso, non te lo dicono gli autori dei libri che nel prendere le decisioni c’è una certa dose di paura.

Così, con un po’ di coraggio e tanti dati mancanti (Come andrà tirando le somme? Sarà la scelta giusta da compiere?) ho cominciato ad immaginare i miei gioielli non più solo in una vetrina digitale – in realtà neanche così fantastica, visto che c'è ancora solo V. dietro vditaly.com (e si vede).

Molto presto – rullo di tamburi – accanto all’online, che rimarrà aperto per le più fedeli e per chi desidererà creare con me il proprio gioiello personalizzato, potrete trovare i miei bijoux in centinaia di negozi in tutta Italia. #Thrilling

Un passo grande, probabilmente più lungo della gamba, ma possibile, perché non sarò sola. Perché per la prima volta, finalmente, dopo tanti verbi coniugati al singolare, ho cominciato a parlare al plurale “Ok, facciamolo”. L'opportunità di superare i limiti oggettivi che la decisione di gestire tutto da sola aveva sempre comportato. E, con davanti il mio file excel abbozzato e pieno di colori, ho finalmente ammesso che per pensare in grande, bisogna a volte afferrare quella mano tesa che ti trovi di fronte e non bastarsi a tutti i costi.

Un' agenda improvvisamente troppo densa. Una domanda un po' fuori luogo: – Vale, ma adesso che torni in Italia farai dei colloqui? – Si, forse dovrò fare qualche colloquio, per assumere qualcuno che mi aiuti in questo meraviglioso caos. Questo è stato il primo momento in cui mi sono resa conto di aver creato davvero un'azienda. Terrore. Chi scegliere? Con che criterio? Ecco, la mia prima job description la immaginavo più professionale, come poi tutto il resto, ma se sentite nel cuore di avere abbastanza energia e follia da salire a bordo di questo sogno, scrivetemi una mail (valentina.davino@live.it).

Un altro scatolone, molto grande stavolta, per racchiudere un anno di vita, un laboratorio tante lacrime – lo ammetto – tante difficoltà, ma anche tanti risvegli romanticissimi nella mia Notting Hill, tante esperienze indimenticabili e una miriade di sorrisi stanchi ma felici che ho impressi nella memoria. Così ho salutato Rishi, il mio accountant, la mia super vicina di casa, i colleghi di lavoro e gli amici, regalando in giro tavolini e portacandele, sicura di lasciarli nelle mani giuste.

C’è voluto ben poco a sentire la mancanza del rigore per nulla burocratico di Londra, ma l’orgoglio italico vale molto più di tante procedure snelle. Bene, ora che vi ho riempite di chiacchiere sul come, quando, perché, dove, e chi più ne ha più ne metta, veniamo al dunque.

Ecco le novità:

1. Le basi dei gioielli, così come tutte le componenti metalliche che sostengono e completano i cordoncini, saranno saldate da mani sapienti (ovviamente non mie) di un artigiano di nome G. (tanto per non smettere la saga delle iniziali)

 2. Tutti i materiali saranno trattati con bagno galvanico anallergico – ho scoperto che per ottenere questo effetto così brillante che adoro, si utilizza, tra gli altri prodotti, polvere di oro zecchino. Risulteranno più luminosi e resistenti, senza costi aggiuntivi.

3. Ci sarà una vera e propria collezione Fall/Winter; i colori saranno: bianco, nero, rosso, blu, verde, grigio, dorato, cipria, fucsia.

4. Colpo di scena, troverete una nuova linea di nome “Allure”, che raccoglierà dei refresh settimanali molto più creativi, abbinamenti meno prevedibili. Dopotutto, l’assenza di schemi e catene ci ha condotte fin qui e, come scriveva Saramago: “Bisogna sempre ritornare su passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio sempre”. Un po’ di lucida follia non mancherà, promesso.  Avrete ancora la possibilità di richiedermi personalizzazioni: crescere non significherà ignorare i vostri desideri, tutt’altro. Sarete sempre voi tutte, una ad una, la mia più grande e preziosa fonte di ispirazione – e non mi stancherò mai di esprimere la mia immensa gratitudine.

5. Parallelamente alla collezione in soutache, troverete una linea di nome “FIERCE”, senza cordoncini. Essenziale, pulita, facilissima da indossare, per portarmi con voi ogni giorno e non solo nelle occasioni più speciali.

6. A grande richiesta, sono disponibili gli anellini – taglia unica – con un prezzo piccolissimo, ma la luce di sempre! Forse anche un po’ in più.

7. Grazie ad un “plan d’action” stile investment banker, sto provando a migliorare la mia organizzazione delle priorità e il risultato saranno tempi di realizzazione a prova di Speedy Gonzales.

8. Spedizione nazionale con corriere, rapidissima ed economica (so che Royal Mail mi mancherà, ma non più di tanto in realtà).

9. A proposito di buoni propositi (che ho da tempo e a cui non ho mai dedicato abbastanza spazio ed energie), entro Natale riceverete i bijoux in delle scatoline molto più ricercate e personalizzate, che non solo proteggeranno i prodotti durante la spedizione, ma completeranno la vostra esperienza nell’universo VD Italy, con un tocco di eleganza e raffinatezza.

Vorrei dirvi tanto altro, ma credo che molto di ciò che accadrà lo scoprirò insieme a voi!

Spero che ognuna di voi possa andare a dormire ogni notte con quel sorriso che spunta la sera sul viso, a volte stanco, di chi combatte per i propri sogni.